in scena:
Maura Benvenuti, Domenica Lorini, Lorenzo Biggi, Paolo Djago, Armando Leopaldo
e gli allievi della Scuola dell'Attore "Emo Marconi"

Ilaria Fuso è la voce-bambina della Madre

la musica:
Composta da Giorgio Guerra e Fabrizio Palermo
Gabriella Guarneri, flauto
Davide Bravo, viola
Doriana Marinelli, violoncello

dirige Fabrizio Palermo

Con la partecipazione di Elena Traversi


la scena è progettata e dipinta da Giovanni Marconi
costumi di Giovanni Marconi, realizzati da Fausta Braga Canevari

la drammaturgia e la regia
Antonio Fuso

Cantico dei CanticiAngela Merici "legge"

Il Cantico dei Cantici

che è di Salomone

 


-La scaletta-
-Locandina illustrata-
-Le immagini-

Compagnia di Sant'Orsola
Centro mericiano
Scena Sintetica

ANGELA MERICI
"legge"
IL CANTICO DEI CANTICI
che è di Salomone

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Il cantico dei cantici - la scaletta

1 Sant’Angela e “fogliolina”: Alle dilette e sorelle della Compagnia di S.Orsola

2 La nascita dell’amore Cantico del Cantici che è di Salomone (1,1)
…..
prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre
ritorna o mio diletto (2,17)

3 Canto: Quam pulchra es amica mea…

4 Sant’Angela e “figliolina”:
Filiole et sorelle dilettissime dovete essere bramose et accese…

5 Canto: Quam pulchri sunt amores tui

6 L’esilio dell’amore: Sul mio letto lungo la notte, ho cercato
l’amato del mio cuore
l’ho cercato ma non l’ho trovato (3,1)
…..
Io sono per il mio diletto e il mio diletto per me
Egli pascola il gregge tra i gigli (6,3)

7 Canto: Quod ascendit per desertum Sicut virgola fumi?

8 Sant’Angela e “figliolina”:
Ma sorelle mie per questo spaventar non ne doveti imperocché…

9 Il trionfo dell’amore Tu sei bella amica mia, come Tirza,
leggiadra come Gerusalemme
terribile come schiera a vessilli spiegati (6,4)
…..
Le grandi acque non potranno spegnere l’amore
Né i fiumi travolgerlo
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
In cambio dell’amore,
non avrebbe che dispregio (8,7)

10 Canto: Oculi tui columbarum per velamen tuum.

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Il cantico dei cantici - locandina illustrata

Gabriele Gozzano, il fedele segretario, parla di Angela dichiarando che per Lei, il Figlio di Dio, era “il suo Amatore, talmente quella generosa e sublime anima era con Dio in amore legata”.
Era questa il legato fondamentale della Fondatrice alle “figlie”: che servissero con animo di spose.
Che fossero consacrate a Cristo, considerato l’ultimo Amatore, cioè l’unico sposo.
E Pier Giordano Cabra, nella chiara introduzione ad una recente edizione delle Lettere del Gozzano, aggiunge: “La verginità nel mondo è l’opera principale della Compagnia, perché permette alle “figlie” di fare tutte le altre cose con animo innamorato, mosse principalmente dall’amore di Dio.
Così il Segretario può affermare: “Tocche et accese del Divino Spirito”, bramano con l’eterna verginità, far grato sacrificio all’Altissimo, nei beneplaciti di Colui che è bellissimo sopra i figli dell’uomo.
Per amore del più bello tra i figli dell’uomo, per amore del Figlio di Dio, si può abbracciare la verginità, cioè “la forma di vita che il Figlio di Dio ha portato in terra dal seno del suo eterno Padre”, forma di vita che ora è stata “ripiantata” per mezzo di Angela”.
Ma il vero contenuto della verginità è la mistica nuziale espressa più volte da Angela. Ella si pone nel filone aureo della mistica nuziale, così tipica delle mistiche italiane da Angela da Foligno a Caterina da Siena, e lo vive in mezzo al mondo e propone ad altre di viverlo in mezzo al mondo.
In una società corrotta e corruttrice, Angela presenta l’ideale della verginità, come motivazione profonda e intima dell’esistenza umana: le “figlie” sono chiamate all’unione con Cristo, un’unione intima, di tipo nuziale, un’unione che motiva e sostiene ogni proposta di impegno cristiano.
Le “figlie” di Sant’Angela come vere spose del Figliolo di Dio, “piante di verginità, sparse tra le spine del mondo”.
Ecco la grande missione, l’impresa; un’impresa così importante contro la quale “… non c’è sorta di male che qui non tenti di opporsi e così si armeranno contro di noi l’acqua, l’aria, e la terra con tutto l’inferno per il fatto che la carne e la sensualità nostre non sono morte”.
Ma alla fine “… tuttavia sorelle mie non vi dovete spaventar per questo” “perché”… forte come la morte è l’amore / tenace come gli inferi è la passione / le sue vampe son vampe di fuoco, / una fiamma del Signore” (Ct, 8,6). L’amore vince, l’amore salva, l’amore redime.
E così, inavvertitamente, seguendo le piste battute da Sant’Angela, è facile ritrovarsi in una radura dove risuona il canto dell’amore umano nascente, giovane ed entusiasta, che rimane tale nella tenerezza della coppia fedele e innamorata; il giardino dove cresce la parola smagliante del Cantico dei Cantici. E proprio a questo devono aver pensato le organizzatrici delle Celebrazioni per il 200° anniversario della Canonizzazione di Sant’Angela, quando hanno chiesto a Scena Sintetica di leggere il Cantico, al lume della mistica nuziale della Fondatrice.
Perché non c’è libro biblico che abbia esercitato sull’anima cristiana un effetto comparabile a quello del Cantico.

Come è noto, sono state avanzate sin dall’antichità molte ipotesi sui possibili significati allegorici del Cantico. Oggi si tende ad accettarne l’interpretazione letterale, in linea con la traduzione ebraica antica che utilizzava il Cantico nelle feste profane di matrimonio. Tuttavia non è certo illegittimo leggervi in controluce un inno all’unione di Cristo con la Chiesa, delle anime con Dio, come hanno fatto i mistici di tutte le epoche, l’unione delle “figlie” con l’unico Amatore, come ha fatto la mistica Angela Merici.
Il Cantico dei Cantici è un breve poema (117 versetti per un totale di 1250 parole) al quale si sono appassionatamente dedicati esegeti e teologi, scrittori e interpreti, lettori rigorosi e fantasiosi.
Curiosamente però, pochissime volte ha preso la via della scena e quelle volte, sotto forma di “letture drammatizzate” che, se non sono più letture, parimenti non sono ancora teatro. Non conosciamo le ragioni di questa scarsa fortuna teatrale. È un testo di alta poesia che narra una vicenda di amore giovanile, quasi adolescenziale, reso talora con forti venature erotiche che, evidentemente, vanno a toccare sensibilità molto diverse in alcuni ambienti occidentali, persino ai nostri giorni, tanto da indurre i teatranti a starsene lontani… (Alta e vasta fortuna ha invece avuto in musica dove il Cantico è diventato il “libretto” che si è dispiegato in tutta la storia della musica, da quella gregoriana a quella sinagogale fino alla canzone contemporanea [e a quest’ultima fatica di Giorgio Guerra e Fabrizio Palermo], raggiungendo il vertice con i 29 mottetti di Pierluigi da Palestrina (1584). Ma anche qui non mancarono reazioni ostili e ci fu chi accusò il Palestrina di aver usato il Cantico come pretesto per introdurre surrettiziamente poemi d’amore nella liturgia)
Prudenza avrebbe pertanto consigliato una piana lettura a due, Lui e Lei, con qualche commento; invece, l’affetto delle Figlie di Sant’Angela, ci hanno dato il coraggio per osare la scena.

La Santa ci ha presi per mano e attraverso le parole della Regola, dei Legati e dei Ricordi, abbiamo accettato una regia a distanza.
Il risultato è un’operina che rispetta e condivide la sintesi teologica ma non rinuncia ai segni e ai linguaggi della scena secondo modalità tipiche della poetica del nostro gruppo: il Corpo e il Coro che si alleano per tessere la trama segreta della scena che è fatta di luce, suono, colore e rito.

Il poema è letto nella sua integrità e svolto come se si trattasse di una sinfonia in tre movimenti:
1. La nascita dell’amore dove il desiderio d’amore si sviluppa attraverso una contemplazione dei corpi e dei volti di lui e di lei, fino a divenire malattia, pazzia che comporta una ferita lacerante che si richiude quando i due diventano una sola carne. Ovvero: l’amore è come una vigna o un campo che lavoranti accorti coltivano, seminano e custodiscono.

2. L’esilio dell’amore dove, nella notte, si prova lo smarrimento, la caduta e, attraverso itinerari di purificazione, si ritorna di nuovo a cercarsi sperimentando la sublime lezione del “trovarsi-ri-trovarsi”. Ovvero: l’amore è simile a una notte di luna attraversata da nuvole nere in cui è facile smarrirsi ma non impossibile ritrovarsi mercé una ritualità adeguata.

3. Il trionfo dell’amore è il momento in cui il desiderio e la tensione dell’amore reciproco, invocano compimento e riposo: dove dono, conoscenza e amore di lui e di lei, portano il sigillo dell’alleanza: il mio diletto è per me e io per lui… Ovvero: l’amore è simile ad una tenda nel deserto che pellegrini appassionati costruiscono per favorire la sosta, l’incontro e lo scambio dei doni.

Il tono è gioioso, quasi ingenuo, con qualche velo di malinconia, a tratti appassionato e festoso come impone il testo stesso così carico di felicità, di tenerezza e di passione.
Ci siamo permessi di tagliare qualche ripetizione e di rinunciare alle Appendici.

 

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Il cantico dei cantici - le immagini

foto Alessandra Balzani