con
Lorenzo Biggi
Caludio Bontempi
Paola Danieli
Angela Dessì
Paola Facchetti
Rudy Fanelli
Anna Franzoni
Lucia Pedersoli
Mariarosa Tinti
Ricky Venosta
musica Giorgio Guerra
luci Fiorello Diago
suono Domenica Lorini
regia Paolo Djago
e
Maura Benvenuti
direttore artistico Antonio Fuso
Sogno di una notte da Wiliam Shakespeare
Riduzione e rielaborazione drammaturgica di Maura Benvenuti
-Le immagini-
-Appunti di viaggio-
Note di regia
Date all'uomo una maschera e vi dirà la verità . Così si esprime Oscar Wilde per esplicitare ciò che l'attore, investito di un personaggio, fa trapelare di sé.
La Scuola dell'Attore offre, appunto, una maschera. Il personaggio diventa un pre-testo e lo sconosciuto che è in ciascuno affiora e si delinea, sorprendendo e talvolta scotendo. E quello sconosciuto mostra di avere doti espressive che non devono e non possono essere codificate, perché continuamente sovvertite e mutate, ma sempre significative e interpretabili.
Lo sconosciuto, dunque, si rivela squarciando infiniti velari e, proprio perché infiniti, la ricerca di sé è infinita.
Questo processo senza fine, gioioso e faticoso, inebriante e inaudito, necessita di protezione e di stimoli, di calore e di verità, e di umanissima umanità, e poi di uno spazio e di un tempo che avvolgano e percepiscano la grandiosità dell'evento.
È tutto qui ciò che si è proposto durante questo biennio.
Abbiamo scaldato uno spazio, San Desiderio, abbiamo fermato il tempo, ci siamo proposti nudi della maschera del quotidiano e abbiamo accolto chi bussava alla porta.
In tanti hanno varcato quella soglia, ma coloro che hanno avvertito il buono e il bello dello stare insieme e il valore del “mettersi in gioco”, sono qui a misurare quanto dell'invisibile si sia rivelato a sé e al coro.
Forse in termini artistici non sono state inventate forme nuove, forse sul piano della ricerca non si è aggiunto nulla a ciò che il gruppo di Scena Sintetica ha conquistato negli anni e con la guida artistica di Antonio Fuso, forse può sembrare scontata la scelta di una commedia di Shakespeare (si badi è il saggio finale di una Scuola dell'Attore e scegliere Shakespeare è quantomeno coraggioso), ma certamente l'esperienza in sé ha un valore innegabile che nessuno può disconoscere: dei giovani, senza o con pochissime esperienze, si sono aggregati attorno ad un progetto comune, che ha preso forma e ha comunicato la loro verità di persone.
E per dirla con il nostro caro Emo Marconi, al quale è stata intitolata la scuola, “ Un teatro che non renda visibile l'invisibile cosmico non può più istituirsi come rito”.
Qui è iniziato un rito.
Maura Benvenuti e Paolo Djago
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La Scuola dell'Attore ha realizzato lo scopo che mi ero prefissato: mettere alla prova la mia espressività.
Mi ha fatto scoprire linguaggi che conoscevo pochissimo; quello del corpo, per esempio, spinto al suo limite nelle posture, e quello della voce, legato al respiro
e alle sfumature di tono, nonché un'accurata dizione.
Ho scoperto con piacere che l'espressività è inversamente proporzionale al movimento; meno ci si muove più ci si esprime. Sembra un paradosso, ma i gesti diventano più puliti ed efficaci. Ho scoperto il piacere dello spazio scenico, di come la luce lo plasmi e lo trasformi e di come sia importante prenderne
coscienza nella recitazione.
Ho ancora molto su cui lavorare. Nei prossimi anni voglio approfondire oltre al controllo della voce, il linguaggio del corpo e dei suoi gesti. Non considero,
infatti, questo biennio un'esperienza sporadica, ma un punto di partenza per una continua ricerca personale.
Lorenzo Biggi
È l'accattivante ed eterno scambio tra verità e finzione, il baratto tra l'energia
del singolo e quella del gruppo, dove l'ascolto, la percezione, l'intuizione, la delusione, la fatica, l'emozione costruiscono impercettibilmente una realtà nuova, che appare all'improvviso, come un panorama mozzafiato.
Questo è il teatro? È possibile.
Certamente so che è stato uno splendido gioco.
Claudio Bontempi
Siamo giunti al termine – o forse, come spero, è solo l'inizio – di questo viaggio affascinante, intenso, foriero di emozioni e di scoperte. Abbiamo imparato molto, abbiamo vissuto molto, abbiamo provato stupore, imbarazzo, fatica, gioia. Ma l'emozione più grande è sempre quella che scaturisce dalla relazione interumana, dall'incontro di mondi eterogenei, dalla comunione di esseri umani votati alla curiosità e alla meraviglia. Sì, perché nel grembo generoso e amico del teatro –
di questo teatro – sotto la guida sapiente e lo sguardo amorevole di Maura e Paolo, ci siamo appassionati l'uno all'altro, appassionandoci al gioco dell'essere sé stessi proprio essendo altro da sé stessi, nella disponibilità a rinunciare alle
nostre piccole e grandi certezze, a sfidare sulla scena i limiti angusti delle nostre presunte identità.
Ci siamo scoperti nudi, e non siamo fuggiti. La potenza rivelatrice del teatro ci ha spogliato di tutti quegli orpelli a cui siamo tanto affezionati ma, dopo lo sgomento e il terrore, abbiamo cominciato a sentire un calore avvolgente, profumi inebrianti, suoni festosi e un senso di pienezza: ora i nostri corpi, finalmente liberati dal controllo della ragione, danzano sulla scena, sia pure goffamente, le nostre voci, non più pavide ed esitanti, risuonano limpide e schiette, anche se ancora acerbe, le nostre anime, riconciliate dentro e fuori di sé, sprigionano vitalità, anche se in parte inconsapevoli del coraggio che il teatro può generare in loro.
Certo, abbiamo ancora molta strada da fare, e anche di questo mi rallegro.
Credo che la Scuola dell'Attore non sia un semplice laboratorio teatrale, ma la si possa considerare un “esperimento antropologico” di grande valore, il terreno fertile dove sperimentare le infinite possibilità di trasformazione che si danno
nella relazione autentica e nella ricerca del senso di ciò che chiamiamo “teatro”, il privilegio di potersi donare l'un l'altro uno spazio e un tempo di verità.
A tutti grazie e buon viaggio.
Maria Rosa Tinti
Da Fata con la pancia a Fata Mamma: la magia indimenticabile di sentir nascere questo Sogno di una notte di mezza estate… e la mia bambina!
Angela Dessì … A San Desiderio tutto è possibile.
Un po' fiaba, un po' magia, un po' paura,
tenacia e ironia… Così è il gioco!
E allora perché stupirsi se le emozioni e i sentimenti passano di qua!
Lucia Pedersoli