12 place Vendôme: Eugène Delacroix

Il sommo Regista vuole che io entri in un mio dipinto. Che ci entri con baffi, cappello e pennelli, ne beva i colori fino a morire avvelenato non so se di arte, di sottomissione o di chimica. Almeno fosse un autoritratto! Sarebbe come incontrare un amico da poco conosciuto, un fratello minore, un “quasi come me” con cui mettermi in pantofole davanti al camino acceso, sorseggiare due dita di cognac e confrontarmi, bisticciare con delizia, relazionarmi nell’intimo… no, lui (il sommo e colto Regista) mi ordina di calarmi totalmente nella Libertà che guida il popolo, quella mia innovativa tela sul 28 luglio del 1830. E non mi consulta nemmeno sul personaggio o il figurante in cui dovrei immedesimarmi per spiattellare sulla scena quattro battute repubblicane, a due passi dall’anarchia o dal socialismo! Tanto “gli artisti sono tutti un po’ folli e sbandati!”

Secondo il suo ispirato delirio, devo essere il “fucile” impugnato dal rivoltoso col cilindro a pochi passi dalla bandiera. Devo “farmi” fucile che spara alle ingiustizie, che scioglie catene e pregiudizi, etc. etc. Io, “uomo fucile”? Oh, applausi. Bella intenzione… Pensandoci, poteva capitarmi peggio: assumere i caratteri organocatalettici d’uno dei morti in primo piano nel quadro, vivere la vita d’un cadavere caduto (però) eroicamente per la giusta causa, e quindi a suo modo fiero, fierissimo del fatale evento. Bravo. Altri e più calorosi applausi. Io no, no. Poco contento di cangiarmi in fredda salma, solo per amor di teatro. Lottai, sperimentai, discussi fino all’urlo, al sangue, alla carezza. Forse persi. Ma adesso che lui non c’è più, io ne colgo l’eredità e voglio ancora lottare. Bramo la pugna.

Quell’angelo di Federico sì, che mi sapeva capire. Lui era il migliore, perché – oltre a darmi spesso ragione – parlava poco, soffriva, componeva fino a notte avanzata, ma (soprattutto) sapeva cambiare insulsi romantici tramonti in aurore di giorni nuovi e di speranza. Mi insegnava a farlo, senza rifilarmi noiosi sermoni. Domani sera, quando mi spingeranno tra il pubblico e mi diranno d’esser “qualcosa”, proverò a diventar “qualcuno”. Per l’ultima volta, Eugène Delacroix, non altri.


12 place Vendôme:

La luce e la notte di monsieur F.Chopin

di Flavio Guarneri

Ottobre
14 e 15 ore 21 – Teatro San Desiderio, BS
16 ore 20,30 – Cascina Bertelli, Cremezzano di San Paolo, BS
21 e 22 ore 21 / 23 ore 17,30 – Teatro San Desiderio, BS
Novembre
4 e 5 ore 21 / 6 ore 17,30 – Teatro San Desiderio, BS

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2016-10-28T12:40:47+00:00