Descrizione Progetto

DOMENICA LORINI– PAOLO DJAGO
LORENZO BIGGI
GEORGY EVTEEV – DANIELE GHIRARDI

maschere, costumi, scena, voci, suono,  luci, regia
GIOVANNI MARCONI – SIMONA CECILIA VITALI
FEDERICA LANCINI – ILARIA FUSO
GUIDO UBERTI – ANTONIO FUSO

Giulio Aleni s.j.

Contrasto di anima e corpo

(canzone del sogno Santo)
1637

Il CONTRASTO tra il corpo e la sua anima era uno dei poemi medievali di vasta diffusione. Nella versione latina inizia comunemente con “Noctis sub silentio tempore brumali”…

Nell’immediatezza della morte, l’anima si ritrova sprofondata nell’Inferno in ragione del cumulo di peccati che il corpo ha commesso in vita; peccati che ella dovrà scontare per l’eternità in attesa che, con la resurrezione dei morti, anche il corpo peccatore si unisca a lei per scontare la pena. Senza sconti. Senza fine. Il poema dalle fosche tinte, talora viene presentato in forma di sogno premonitore o visione di un Santo assumendo così una forte e autorevole carica d’insegnamento morale.
Questo il contenuto.

Nel nostro caso però, vi sono due motivi di grande interesse: l’autore e la messa in scena.
L’autore è GIULIO ALENI un missionario gesuita nato a Brescia nel 1582 e morto nel 1649 dopo aver passato 37 anni “in praedicando Sinensibus evangelio” cioè in missione in Cina. Personaggio colossale che meritò la stima e la devozione dei suoi contemporanei cinesi che lo gratificarono con il titolo di “Confucio d’Occidente”.
(Da noi ancora poco noto nonostante gli sforzi della Fondazione Civiltà Bresciana, che su questo terreno riesce a interloquire con rappresentanti del governo cinese, ma stenta a farsi prendere in considerazione dagli amministratori locali. Beh, si sa che la Fondazione è “un prete di campagna e quattro libri”.)
Ebbene nel 1637, per rispondere ad alcuni quesiti formulati dai suoi convertiti circa la vita dopo la morte, il rapporto anima corpo e la natura dei sogni, traduce in versi cinesi il poema e lo mette in scena secondo le modalità rappresentative di quel periodo in Cina: attori- cantanti accompagnati da strumenti ad arco

Ma quel poema, riscritto da Padre Agostino Manni e offerto a Emilio De’ Cavalieri perché vi scrivesse la musica, viene rappresentato a Roma nell’Oratorio della Vallicella nel febbraio del 1600, e passa alla storia della musica come Rappresentatione di anima et corpo. Nello stesso periodo, a Firenze, Jacopo Peri rappresenta Euridice che è considerata l’opera che dà avvio a quel fenomeno destinato a durare fino a noi che è il melodramma. Contemporaneità, concomitanze, simmetrie, casuali contatti, robusti legamI, GENIALI INTUIZIONI, GRANDE MUSICA PER GRAN TEATRO…

Tanto è bastato perché Scena Sintetica accettasse l’invito della Fondazione Civiltà Bresciana a studiare e allestire questo CONTRASTO e offrirlo alla città e (fuori cartellone) ai partecipanti al FESTIVAL NAZIONALE DELLA MISSIONE.