Project Description

Foto dello spettacolo

Introduzione

Come definiremo quest’operina che, divisa in 7 stazioni, s’ingegna di rappresentare la vita di Santa Maria Crocifissa?
La consuetudine e la nomenclatura teatrali non ci soddisfano. Non è tragedia pur essendo la protagonista un’eroina che offre se stessa come rimedio per la salvezza dei fratelli; non è commedia nonostante il lieto (e glorioso) fine; non è dramma giacché i travagli e il peso degli orrori non schiacciano il protagonista, portandolo alla rovina, ma sono essi stessi redenti dai gesti d’Amore. Che nome dunque daremo a questa “cosa” nella quale il “prendersi la cura di sé”, autentico significato di meditare, prosegue la sua azione e sfocia nel medicare, “curare” gli altri? Dove “curare gli altri” significa che non basta conoscersi e curarsi attraverso la meditazione, se non si cede il passo all’irruzione dell’Amore, che urge e ordina di distillarsi al suo fuoco per poi darsi in “succhio” ai fratelli?

Carlo Ossola, scrittore e saggista di rara profondità spirituale, nel recente saggio Il continente interiore, ci viene in soccorso per dare un nome alla “cosa” che mettiamo in scena. Egli ci dice che la stretta parentela, anche etimologica, tra medeor (medicare, curare) e meditor (meditare) la si trova in una bella pagina dello Zibaldone di Giacomo Leopardi, laddove egli scrive: “Da medeor dunque che poi passò a significare specialmente e unicamente il medicare (…), ma che da principio significò generalmente curo, curam gero, consulo; da medeor dico io che (…) fu fatto il verbo meditor (…). Chi non vede che l’esercitare e il meditare una cosa è una continuazione del semplice averne o pigliarne cura?” (15 settembre 1823).*

Ecco, questa prossimità tra l’investigazione accurata di una Verità nascosta, la meditazione e l’attività umana volta alla medicazione e alla guarigione dei corpi del prossimo, proprio in nome di quella Verità, era quanto ci proponevamo di mettere in scena. Dunque, questa operina possiamo definirla una meditazione/medicazione scenica. Ma questa sintesi, che pure soddisfa il nostro bisogno di dare un nome alle cose, risulta essere provvisoria se vogliamo seguire i passi svelti di Paolina la quale è gia oltre la prossimità tra l’esame clinico del corpo e lo scrutinio dell’anima. La meditazione, dunque, “questo pensiero assiduo e riflessivo che cerca con prudenza la causa, l’origine la maniera d’essere” di una Verità nascosta, per Paolina è intimamente congiunta alla contemplazione anzi alla adorazione perpetua del “puro Amore”, oggetto della contemplazione. Perciò, quello che per i mistici è il luogo di eccezione e di attesa dello Sposo dell’anima, dove l’attività umana deve annichilirsi, per Lei diviene il luogo dove esercitare il sé a diventare farmaco di Carità “senza alcuna riserva”.

Una via nuova per l’esercizio dell’Amore: operosità razionale che accorre gioiosamente a medicare i corpi malati, perché in essi ha imparato a riconoscere l’Invisibile, che aveva “mirato” nella contemplazione.

C’è una scena in questa meditazione/medicazione, emblematica, pensiamo, di quanto abbiamo tentato fin qui di dire. Si rappresenta con gestualità scarna la parabola delle Vergini prudenti che aspettano lo Sposo. Lo spazio è un rettangolo bianco di cotone sul quale vengono poggiate le lucerne accese. Arriva lo Sposo. Esse lo hanno atteso e vengono premiate entrando con Lui nella stanza dell’incontro. Ne escono trasfigurate e, allegramente, smantellano il rettangolo bianco dell’attesa, dividendolo in lunghe strisce di cotone, per ricavarne poi utilissime bende da impiegare nella medicazione delle ferite…

Meditazione-Contemplazione-Medicazione. E viceversa.

Antonio Fuso

Chi agisce sulla scena:
Maura Benvenuti, Elena Chiarini, Paola Facchetti, Domenica Lorini, Stefania Mazzoni, Lorenzo Biggi, Paolo Djago, Paolo De Lucia, Richy Venosta

Gesti e movimenti del coro:
curati da Paolo Djago

Chi agisce fuori scena:
Davide Arnaldi, Carlo Dall’Asta, Sergio Martinelli,
Silvia Trevisan, curano e danno luce e suono

Costumi:
realizzati da Rita Motta e sorelle

Musica:
L. Vismara, F. Caudana, G. Berardi, G. Liberto, A. Coan,
R. Crosatti nella esecuzione del 2004, diretta da R. Crosatti

Immagini filmiche:
girate, cercate, scelte, montate da Piero Galli (con un documento prezioso e sconosciuto: la “Passion” di Lumière del 1898)

Drammaturgia e regia:
Antonio Fuso

Rappresentazioni

  • 2010, 2013